Recessioni Gengivali
Si parla di recessioni gengivali quando il livello della gengiva sia retratto così che rimanga scoperta, esposta, una porzione più o meno grande della radice del dente.
La causa del realizzarsi delle recessioni gengivali è duplice e rende ragione del fatto che esistano due diversi tipi di recessione gengivale.
Una prima causa, comune a tante altre patologie gengivali, è l’accumulo di placca batterica che comporta la distruzione del tessuto gengivale ma anche del supporto osseo sottostante. Questa etiologia è tipica delle recessioni gengivali che si associano a Parodontite e che coinvolgono il dente su tutto il suo perimetro, anche e particolarmente nelle zone tra un dente e l’altro.
L’altra causa di recessione gengivale, ampiamente diffusa, soprattutto nei paesi industrializzati ed in quelli con un elevato livello di igiene orale, è il traumatismo meccanico causato da manovre di igiene orale, lo spazzolamento in primis, eseguite in maniera non corretta.
Lavare i denti frettolosamente ma applicando tanta forza (…quasi per farsi perdonare il troppo breve tempo di spazzolamento…), applicare modalità di spazzolamento sbagliate, prevalentemente di tipo orizzontale, e l’uso di dentifrici altamente abrasivi, perché più o meno dichiaratamente “sbiancanti”, agendo su un tessuto gengivale delicato, ne causano inesorabilmente la distruzione.
Distruzione che, spesso, si estende anche alla sottostante radice creando lesioni abrasive.
Le recessioni causate da una igiene orale traumatizzante si caratterizzano per interessare generalmente le superfici vestibolari, anteriori, dei denti risparmiando le aree interdentali.
Un fattore predisponente alla recessione gengivale, spesso rappresentante una caratteristica familiare, ereditaria, è la particolare sottigliezza, delicatezza del tessuto gengivale (il cosiddetto “biotipo sottile”) che chiaramente mal risponde all’applicazione di traumi meccanici (l’errato spazzolamento, il più delle volte) o biologici (l’accumulo di placca batterica da igiene trascurata).
Capita di osservare che, nel corso o al termine di un trattamento ortodontico compaiano delle recessioni gengivali. Questo fenomeno è tanto più frequente quanto più l’Ortodontista, cercando di guadagnare spazio, tende ad allargare il diametro delle arcate portando la superficie anteriore delle radici dentarie al di fuori dell’involucro osseo alveolare e lasciandole coperte dalla sola gengiva. Una gengiva sottile e delicata ed una igiene orale inadeguata (facilitata dalla presenza delle apparecchiature ortodontiche) contribuiscono senz’altro a rendere più probabile il realizzarsi di recessioni gengivali nel paziente ortodontico.
Da molti anni la Letteratura internazionale ha stabilito che anche in presenza di una gengiva quantitativamente ridotta (come spesso nel caso delle recessioni gengivali) il tessuto può restare sano se è garantita una igiene orale ottimale (Myasato et al. 1977, Dorfman & Kennedy 1982, Wennstrom 1996).
Purtroppo, però, l’esposizione delle radici dentarie, sensibili, e la presenza di un tessuto gengivale delicato ed altrettanto sensibile, rendono sovente problematica per il paziente “medio” una pratica igienica ottimale.
Un importante studio retrospettivo (con follow-up fino a 27 anni) ha mostrato come i siti che non erano stati sottoposti a chirurgia per il trattamento del deficit gengivale vanno incontro ad un aggravamento (Agudio et al. 2009). Inoltre, una recente meta-analisi della Letteratura scientifica sembra suggerire che la grande maggioranza dei siti gengivali che evidenziano la presenza di una recessione, mostrano negli anni un peggioramento della recessione stessa, se non si è proceduto ad un suo trattamento (Chambrone & Tatakis, 2016).
I sintomi delle recessioni gengivali sono tanto di ordine estetico che funzionale.
L’aspetto estetico è quello che al giorno d’oggi preoccupa maggiormente una larga parte dei pazienti, particolarmente quando le recessioni gengivali si localizzano nelle zone anteriori delle arcate dentarie.
Esistono, tuttavia, anche importanti sintomi funzionali. Infatti la superficie della radice dentaria, esposta a causa della recessione gengivale, produce una forte sensibilità in risposta agli stimoli di caldo-freddo ed a quelli meccanici (ad esempio anche il contatto con strumenti di igiene orale); infine, in particolare nei soggetti altamente predisposti, una radice scoperta può andare maggiormente soggetta alla carie dentaria.
Tutte queste situazioni vengono considerate indicative della necessità di un trattamento terapeutico della recessione gengivale; tuttavia, l’indicazione principale è sicuramente la tendenza della recessione ad aggravarsi verificata nel tempo.
Esistono, al giorno d’oggi, moltissime tecniche chirurgiche per il trattamento delle recessioni gengivali.
Queste si basano, principalmente, sullo spostamento di lembi gengivali a ricoprire le radici esposte, sull’utilizzazione di trapianti gengivali ottenuti da piccoli prelievi effettuati dal palato del paziente stesso oppure dalla combinazione delle due tecniche assieme.
Sono ben documentate anche tecniche basate sull’utilizzazione di bio-materiali del commercio che, in taluni casi, possono evitare il prelievo di tessuto dal palato del paziente stesso.
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E’, tuttavia, opportuno sottolineare che tutte le tecniche terapeutiche sono destinate al fallimento se non si rimuove e corregge precedentemente, la causa primaria della recessione gengivale: l’igiene orale inadeguata per quantità (troppo scarsa) ma soprattutto per qualità (spazzolamento traumatico) attraverso un adeguato training del paziente.
